Il Naso
rinoplastica

Gli interventi di chirurgia estetica del naso (rinoplastica) sono i più frequenti nella chirurgia plastica ed estetica.
Gli inestetismi del naso che richiedono una rinoplastica possono essere limitati alla punta del naso o coinvolgere tutta la piramide nasale. La punta del naso può richiedere un intervento di rinoplastica perché eccessivamente grossa, globosa, asimmetrica, cadente per un angolo naso-labiale eccessivamente chiuso.
Gli inestetismi della punta possono dipendere dalle proporzioni eccessive nel senso della altezza/lunghezza o nel senso della larghezza; una rinoplastica può essere richiesta anche perché il dorso del naso può presentare una gibbosità, può presentare una deviazione verso un lato, può essere eccessivamente largo, può presentare un angolo con la fronte (angolo naso-frontale) eccessivamente pronunciato o eccessivamente piatto.

A tutte le caratteristiche descritte del naso che ne fanno un naso antiestetico nel momento in cui possono essere percepite come esteticamente inaccettabili c’è un rimedio chirurgico con un intervento di rinoplastica.
Quando la chirurgia del naso interessa anche il setto nasale per una sua deviazione, sia che questa comporti semplicemente deficit funzionali (cioè di respirazione) sia che comporti anche problemi estetici per la deviazione della piramide nasale col risultato antiestetico del cosiddetto naso torto, l’intervento di rinoplastica si definisce meglio, a seconda dei casi con l’aggiunta della parola settoplastica (rinosettoplastica).

Rinoplastica tecniche

Nella rinoplastica si distinguono due grandi categorie tecniche: rinoplastica aperta ( cosiddetta open) o rinoplastica chiusa.
La rinoplastica aperta consente la visione diretta delle strutture che giacciono al di sotto del rivestimento cutaneo del naso e prevede un’incisione columellare (la columella è la struttura che separa le due narici) aggiuntiva (oltre alle incisioni interne e quindi non visibili proprie della rinoplastica chiusa) rendendo più facile il modellamento delle strutture cartilaginee coperte dal rivestimento cutaneo del naso nei casi particolarmente complicati, ad esempio nella rinoplastica secondaria cioè già operata o nella rinoplastica post-traumatica.
Nelle rinoplastica chiusa l’accesso alle strutture del naso da modellare avviene attraverso una o due incisioni posizionate all’interno delle narici e quindi non visibili esternamente.
A rinoplastica ultimata, quando il rimodellamento del naso interessa anche le parti ossee, viene confezionato un tutore rigido, mentre, in ogni caso, nelle narici vengono posizionati due tamponi medicati e mantenuti per almeno 48 ore.
La rimozione del tutore rigido avviene dopo 8 giorni circa.

Rinosettoplastica

Quando è indicato intervenire anche sul setto del naso si parla si setto rinoplastica o di rino settoplastica, indifferentemente.
Le indicazioni per intervenire sul setto nasale sono sia di natura estetica che funzionale. In conseguenza di un setto nasale deviato (deviazione del setto nasale) la piramide nasale può anch’essa essere deviata (ma non necessariamente) e richiedere per essere raddrizzata (e quindi per migliorare la sua estetica) anche un intervento sul setto nasale.
La deviazione del setto può causare (ma non necessariamente) disfunzione respiratoria che per essere corretta necessita il modellamento del setto deviato.
Il setto nasale in quanto responsabile di una disfunzione respiratoria oggetto della chirurgia plastica può esserlo nella sua parte cartilaginea (più spesso) o nella sua parte ossea (posteriore). L’intervento sul setto nasale progettato esclusivamente per ragioni funzionali si chiama correttamente settoplastica, ma riferendosi, la struttura settale, al naso può comunque giustificare la dizione di setto rinoplastica. Le problematiche possono essere di tipo assicurativo quando “giocando” con le definizioni si avvallino rimborsi non giustificabili dalla natura semplicemente estetica dell’intervento.
A parte tali considerazioni la correzione del setto deviato, quale che sia la ragione (estetica o funzionale) della sua correzione si effettua contestualmente all’intervento di rinoplastica estetica.
La struttura settale nella sua componente cartilaginea (anteriore) viene “scheletrizzata” e per via sottopericondrale (il pericondrio è il tessuto di rivestimento a contatto con la cartilagine settale) viene rimossa la parte deviata, disostruita la via aerea e raddrizzato il setto. Quando l’ostruzione dipende da una “cresta” ossea anche questa viene rimossa. In tali circostanze il tamponamento endo nasale sarà ancora più importante.

Rinoplastica la questione dei tamponi

Da sempre, ma soprattutto in tempi recenti nei quali tutto viene messo in discussione attraverso i blog, i tamponi nella rinoplastica sono oggetto di ampie discussioni. Questo perché i tamponi fanno un po’ paura come retaggio di un passato in cui soprattutto in ambito otorinolaringoiatrico il tamponamento di un naso specie se la rinoplastica aveva uno scopo prevalentemente funzionale era eseguito con tamponi costituiti da lunghe garze che al momento della loro rimozione potevano dare fastidio.

Per rispondere alle ansie dei pazienti “resistenti” all’idea del tamponamento come corredo della rinoplastica alcuni chirurghi propongono soluzioni alternative al tamponamento che consentono di respirare anche durante quelle 24 ore nelle quali il naso tamponato non respira e che rispondono ad alcune delle funzioni dei tamponi.

Le funzioni dei tamponi endo nasali dopo la rinoplastica sono: evitare il sanguinamento del naso appena operato, evitare ematomi tra il setto cartilagineo e i tessuti che lo rivestono e che nella rinoplastica ove venga anche trattato anche il setto vengono scollati cioè separati dalla cartilagine, costituire una contro pressione all’azione del tutore rigido così da mantenere stabili le strutture mobilizzati nel corso della rinoplastica.

Ritengo che evitare il tamponamento e ricorrere a soluzioni palliative (trapuntare la mucosa del setto oppure fissare una lastrina rigida da ambo i lati del setto per evitare possibili raccolte ematiche oppure posizionare due tubicini accanto ai tamponi per consentire al naso di respirare anche durante le 24 ore del tamponamento), non rappresenti una strategia valida dal punto di vista della rinoplastica di per sé ma si tratti di soluzioni meramente pubblicitarie ( ” demagogiche….”).
Alla luce delle seguenti considerazioni penso che ciascuno si sappia dare una risposta sulla miglior soluzione di accettare il tamponamento classico: il tamponamento attualmente si esegue con delicate spugnette di pochi centimetri di lunghezza che si rimuovono senza alcuna resistenza e quindi senza alcun fastidio; il fatto di non poter respirare col naso per 24 ore costituisce la ripetizione di quanto accade nel raffreddore comune, né più né meno… Mentre i tubicini di cui abbiamo accennato per consentire idealmente la respirazione nelle 24 ore successive alla rinoplastica si ostruiscono facilmente dopo poche ore per le secrezioni endo nasali; la trapuntatura del setto o il posizionamento di lastrine rigide per mantenere ben accollate le mucose al setto non esercitano la contro pressione esercitata dai tamponi in sinergia con il tutore rigido.
Molto meglio non condizionare il chirurgo e accettare tranquillamente i tamponi nella rinoplastica.

Rinoplastica dopo l’intervento

Dopo una rinoplastica, specie se si tratta di una rinoplastica completa cioè nel caso in cui siano state eseguite le osteotomie (fratture alla base delle ossa del naso) per restringere la piramide nasale (generalmente il restringimento della piramide nasale si rende necessario dopo un rimodellamento importante del dorso del naso al quale consegue temporaneamente un allargamento relativo della piramide nasale che appunto deve essere conseguentemente ristretta) il paziente viene “impacchettato” con un tutorino rigido sul naso.

Questa “confezione regalo ” della rinoplastica unitamente ai tamponcini endo nasali che fuoriescono dalle narici rendono il paziente per qualche giorno impresentabile in società. I tamponcini (complemento irrinunciabile di ogni rinoplastica “seria”) vengono rimossi entro le 24 ore mentre il tutore rigido dopo 7 giorni all’incirca.
Due o tre giorni di incerottamento protettivo del naso (i cerotti di carta servono per contenere il gonfiore) concludono l’iter nel quale la rinoplastica si autodenuncia.
Quindi a domande del tipo:
“quando posso riprendere il lavoro ecc, dopo una rinoplastica” molto dipende da soggetto a soggetto e dal grado di riservatezza di ciascuno.

Rinoplastica e tempi di recupero

Dopo una rinoplastica la previsione di una decina di giorni salvo che un soggetto lavori in proprio mi sembra una considerazione abbastanza prudente per ripresentarsi in società.
Per quanto riguarda la previsione di “stabilità” del risultato (quando il risultato della rinoplastica sarà definitivo i gonfiori che nei primi tempi sono altalenanti nelle varie ore della giornata sulla base di un gonfiore diffuso saranno definitivamente scomparsi, gli occhiali non lasceranno più alcun segno, alla pressione non seguirà alcun fastidio nè impronta alcuna) ci vorrà anche qualche mese.
Il recupero dopo una rinoplastica è graduale e ciò spiega anche perché se la rinoplastica è stata eseguita in modo naturale nessuno se ne accorge.

Rinoplastica costi

Il discorso dei costi in chirurgia estetica è molto delicato. Da una parte può sembrare che un costo eccessivamente basso non sia garanzia di serietà e di sicurezza, dall’altra la ricerca di prezzi moderati è un’esistenza particolarmente attuale, data la Grande crisi che incombe.
Mi sembra quindi più utile analizzare le singole voci di costo lasciando a ciascuno la possibilità di un giudizio obbiettivo.
Una rinoplastica esige per motivi di sicurezza, specie se viene operata in anestesia generale di una struttura idonea.
Non necessariamente la struttura per accogliere un candidato alla rinoplastica deve essere una clinica attrezzata per il ricovero ordinario ( il ricovero ordinario non prevede limiti di tempo a differenza del cosiddetto ricovero in day surgery che prevede il ricovero diurno e solo eccezionalmente la permanenza della notte e che comunque prevede un ricovero non superiore alle 24 ore ), tuttavia è bene sapere che l’uso dei farmaci necessari per l’anestesia generale esige che le strutture accoglienti abbiano certe caratteristiche. Tali caratteristiche sono possedute da tutte le cliniche che possono attuare ricoveri ordinari ma solo da lacune strutture di day surgery.
Il costo della struttura idonea per accogliere un paziente programmato per una rinoplastica e per consentire di eseguire una rinoplastica si pone entro un range che va dagli 800 ai 1500 euro. Sono compresi i farmaci e il ricovero di una notte se necessaria. Va aggiunta l’IVA.

Gli ulteriori costi sono assorbiti dal ferrista, dall’anestesista, dall’aiuto chirurgo. Va precisato che la rinoplastica, almeno in Regione Lombardia è considerata tra gli interventi che prevedono al tavolo operatorio due chirurghi e il ferrista (infermiere diplomato o attualmente in possesso della cosiddetta laurea breve ), salvo il rischio di incorrere in sanzioni anche pesanti.
Il ferrista mediamente costa 200 euro, l’aiuto chirurgo tra i 500 e i mille euro. L’anestesista (presente anche in caso di rinoplastica in sedazione) costa dai 500 ai 1000 euro. Sommano dai due mila euro (somma delle voci di costo più basse ) ai 3700 euro. Resta la parcella del chirurgo che vi opera cioè del primo chirurgo. Questo giustifica un range (medio) di prezzo per la rinoplastica che va dai quattro mila ai sette mila euro.
Personalmente chiedo 5 mila euro tutto compreso.

Compresi gli eventuali ritocchi (non capita spesso) che si rendessero necessari per accontentare in pieno le attese del paziente.