Mastoplastica di aumento con autotrapianto di grasso (lipostruttura)

Come è noto in un passato anche relativamente recente le protesi mammarie utilizzate per aumentare il seno (mastoplastica additiva) non erano immuni da complicanze quali la contrattura capsulare periprotesica e il wrinkling o rippling dovute, la prima alla reattività dei tessuti circostanti la protesi per il trasudamento del silicone dalla parete protesica e la seconda dalle piegoline del rivestimento delle protesi stesse, che nei casi di soggetti particolarmente magri si sarebbero potute apprezzare sulla superficie del seno.

Tali inconvenienti direttamente dipendenti dal tipo di silicone utilizzato per le protesi di vecchia generazione (silicone particolarmente fluido) e dal tipo di rivestimento protesico (rivestimento mono strato) unitamente alla percezione negativa da parte di pazienti particolarmente sensibili all’idea di sopportare dei corpi estranei (le protesi mammarie) avevano promosso un’offerta alternativa a quella delle protesi mammarie per soddisfare il desiderio delle pazienti che richiedevano una seno più rappresentato e cioè all’integrazione di volume con l’autotrapianto di grasso. La fortuna di questa metodica alternativa doveva le sue ragioni anche all’intensa attività mediatica in ordine al ruolo delle cellule staminali (delle quali il grasso è ricco) dalle quali ab origine derivano organi e tessuti.

Le cellule staminali come tutti ricordano hanno avuto momenti intensi di rappresentazione mediatica nell’ambito della dimensione della cosiddetta ” medicina spettacolo” tanto cara ai media.

Questa mia posizione critica sull’argomento deriva dal fatto che ho visto nascere il primo laboratorio dI colture cellulari e che mi sono particolarmente interessato a queste tematiche.
È per questo che il rapporto tra staminali e seno e mastoplastica additiva, ritengo, in un linguaggio più diretto possibile e più comprensibile ai non addetti ai lavori possa essere assimilabile al rapporto tra la luce e il tuono nell’esperienza del fulmine: solo un rapporto di coesistenza ma di nessuna casualità reciproca.
In nessun caso con le staminali possiamo “ricostruire” un seno nuovo nè aumentare le dimensioni di un seno piccolo.
Le cellule staminali presenti nello stroma (tessuto di sostegno degli adipociti che sono gli elementi elementari del tessuto adiposo) sono cellule staminali adulte che possono al massimo essere responsabili di stimolare la neo angiogenesi (nuova formazione di vasellini) utili all’attecchimento del tessuto adiposo trapiantato e della sua sopravvivenza così da divenire tessuto stabilmente presente.
Descriviamo quindi sinteticamente a che cosa serve l’autotrapianto di grasso in alternativa alle protesi mammarie nella chirurgia estetica del seno, i pro e i contro e i limiti rispetto all’utilizzo delle protesi mammarie.
Nella tecnica dell’aumento del seno con autotrapianto adiposo Il grasso viene prelevato nella misura occorrente (almeno mezzo litro) dalle sedi ove di grasso c’è ne sia a sufficienza senza dover alterare in negativo l’estetica delle sedi di prelievo.

Il grasso prelevato viene sottoposto a una procedura di centrifugazione per la separazione delle parti liquide (siero e acidi grassi) così da ottenere un concentrato di adipociti e di staminali.

La quantità ottenuta viene suddivisa in numerose piccole siringhe pronte per il trapianto nei seni da ingrandire.
La tecnica del trapianto adiposo prevede che il volume trapiantato venga distribuito in modo uniforme nei seni riceventi ma soprattutto in modo che gli adipociti trapiantati possano essere avvolti da una superficie più ampia possibile di tessuto ricevente dal quale trarre il nutrimento, subito ( appena trasferiti ) e col quale essere a breve (48 ore) integrati con la nuova rete di vasellini di nuova formazione (neo angiogenesi) responsabili dell’attecchimento definitivo del tessuto adiposo trapiantato.

Se la procedura avviene nel massimo rispetto delle regole e con la dovuta esperienza, si può prevedere un successo ( permanenza del volume trapiantato ) di circa il 50% del volume trapiantato. Il resto viene riassorbito spontaneamente nel giro di pochi mesi.
Quindi con l’autotrapianto di grasso possiamo preventivare un aumento limitato a circa il 50% del volume trasferito. Per aumenti di maggior grado bisogna preventivare più sedute di autotrapianto adiposo.
Dobbiamo tener presenti le seguenti circostanze nell’aumento del seno con la tecnica del l’autotrapianto di grasso:

Il riassorbimento potrebbe non essere simmetrico e uniforme.
Dal riassorbimento potrebbero derivare micro calcificazioni che sebbene sia condiviso trattarsi di micro calcificazioni diverse da quelle patognomoniche del Ca del seno, sia per morfologia che per sede, potrebbero costituire fattori confondenti nella diagnosi precoce del Ca mammario.

In conclusione alla luce del fatto che i rischi possibili correlati alla tecnica di aumento del seno con l’auto trapianto adiposo non sono a nostro giudizio inferiori (anche se di altro genere) ai rischi connessi con le tecniche di mastoplastica additiva tradizionale con impianto di protesi mammarie (se di ultima generazione) e che i risultati non sono superiori rispetto alla qualità estetica di un seno rifatto con impianto di protesi mammarie, noi consigliamo la tradizionale mastoplastica additiva con impianto di protesi mammarie di ultima generazione senza sconfessare le procedure di autotrapianto di grasso che se richieste possiamo eseguire nel migliore dei modi e in assoluta sicurezza.